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Bring Your Own Licence: un nuovo modello per il journey to cloud?

bring your own licence e migrazione nel cloud

Tra le tante difficoltà che le imprese affrontano nelle loro strategie di trasformazione digitale, la gestione delle licenze è particolarmente complicata.

In un recente articolo Adam Tarbox, Vice President Channel Sales EMEA di Nutanix, si è soffermato sul modello BYOL, Bring Your Own Licence, che porta maggiore flessibilità alle aziende che si stanno spostando nel cloud.

I rivenditori, con le loro licenze, giocano un ruolo fondamentale per questa trasformazione, ma dovrebbero ricevere il loro approccio.

Il ruolo del canale

I partner di canale forniscono abitualmente consulenza e servizi ai loro clienti, quando devono implementare e integrare nuovi prodotti, scrive Tarbox. “Ma quando si tratta di vendere servizi cloud, la situazione è più confusa. I cloud provider non sempre agevolano il passaggio dei partner e dei loro clienti da un servizio all'altro”.

Le aziende cercano infrastrutture flessibili per estrarre valore da megatrend, come l’intelligenza artificiale, o da esigenze in costante evoluzione come la cybersecurity.

E vogliono farlo in modo facile ed economico, mediante una politica ibrida multicloud che include on premise, public e private cloud.

Si rende quindi necessario un livello software che “integra” questi servizi. Ma emergono alcuni ostacoli nell’attuale offerta cloud.

Doppia licenza per on premise e cloud

La maggior parte dei fornitori fa pagare due volte la licenza, una per ogni implementazione cloud. C’è una licenza per l’on premise, una per il cloud pubblico, e così via.

E questo è ovviamente un problema significativo per le aziende che sanno lavorando su un percorso di trasformazione in ottica ibridi: gli investimenti nel cloud, per essere sostenibili nel lungo termine, richiedono una interazione diversa tra clienti e rivenditori.

Per i partner di canale è una assoluta novità. Nel breve termine, l’attuale situazione offre opportunità di guadagno nel breve termine. Ma il cambiamento tecnologico è talmente rapido che i clienti avranno sempre più bisogno di supporto per ottenerne dei benefici.

Ecco perché le licenze devono essere flessibili: un cliente che vuole passare un ambiente multicloud non dovrebbe pagare due volte la licenza della stessa soluzione. Vendor e partner di canale dovrebbero rivedere le modalità di collaborazione, per evitare che diventino un ostacolo alla trasformazione digitale delle aziende clienti.

Una licenza per controllare

Poter modificare le licenze per consentire ai partner e ai loro clienti di gestire l'infrastruttura nel modo più adatto alle loro attività, è una cosa estremamente positiva, scrive Tarbox.

“L'opportunità per i partner è rappresentata dall'aumento dei profitti derivanti dai servizi. L'ottimizzazione dei carichi di lavoro è sempre più importante per ottenere valore dagli investimenti nel cloud. Non tutti i carichi di lavoro sono uguali. I clienti hanno bisogno di aiuto per capire questo aspetto e riconoscere i molteplici vantaggi”.

"Ecco perché crediamo nella licenza portabile, uno schema bring your own license che consente di trasferire la licenza on premise in un ambiente Public Cloud, supportando la migrazione e la gestione delle applicazioni su più cloud senza costi aggiuntivi di licenza. Si tratta di semplificare le operazioni IT, su più ambienti, con soluzioni flessibili e che si adattano alle esigenze specifiche del cliente, senza alcun tipo di lock-in”.

Per i partner di canale, conclude Tarbox, si tratta di un cambiamento importante. Ma, in realtà, è un modo per adattare la propria offerta alla domanda, mutevole, dei clienti.

Meglio cambiare e restare un punto di riferimento, che mantenere la posizione nel breve termine, perdendo la possibilità di confermarsi partner dei clienti nel processo di trasformazione.

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