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Le black list dei Paesi a rischio riciclaggio: vantaggi e limiti

Le black list dei Paesi a rischio riciclaggio: vantaggi e limiti

Le liste ufficiali dei paesi a rischio di riciclaggio sono strumenti per identificare le realtà con elevate potenzialità di essere utilizzate per attività collegate al riciclaggio di denaro e al finanziamento del terrorismo.

Queste liste vengono compilate e aggiornate da organismi internazionali e autorità nazionali (ma anche europee) e sono basate su criteri quali la qualità dell’ordinamento normativo antiriciclaggio, la presenza di vulnerabilità finanziarie, la vicinanza geografica e culturale, e altri fattori di rischio specifici del paese.

Per l’operatività delle aziende italiane, le principali liste ufficiali includono:

  • Le blacklist del GAFI (Gruppo d’azione finanziaria internazionale): valuta la qualità delle normative AML e la cooperazione internazionale di ciascun paese;
  • La blacklist AML della Commissione europea: contiene paesi non cooperativi o con elevato rischio di riciclaggio e finanziamento del terrorismo;
  • La lista dei paesi non cooperativi a fini fiscali del Consiglio europeo: include paesi con pratiche fiscali dannose o poco trasparenti;
  • La lista DM del 4 maggio 1999: comprende paesi a rischio specifico in relazione a operazioni di antiriciclaggio e sicurezza finanziaria.

Tutte queste liste sono riferimenti ufficiali per valutare il rischio di operazioni e rapporti con soggetti di paesi estesi e servono da guida per le strategie di prevenzione, controllo e investigazione per contrastare il terrorismo e il riciclaggio di denaro.

Individuando quindi delle aree geografiche su cui le risorse di Vigilanza e le attività di cooperazione, anche internazionale, devono essere maggiori.

L’impatto delle liste ufficiali

Se un paese è presente nelle blacklist ufficiali, quindi, è a elevato rischio di riciclaggio e finanziamento del terrorismo e le autorità potranno concentrarsi su operazioni e soggetti che sono collegati a essi, migliorando l’efficacia delle attività di monitoraggio e di intervento. Questo dovrebbe anche scoraggiare i tentativi di approfittare di falle normative o di una legislazione meno severa in determinati paesi.

Anche le segnalazioni di operazioni sospette (SOS) relativa a soggetti od operazioni che hanno a che fare con i paesi in black list presentano un rischio più elevato e vanno indagate in modo prioritario e ancora più approfondito.

È poi possibile integrare le liste ufficiali con altri indicatori “non ufficiali” di rischio, come il Basel AML index o analisi di realtà come il Tax Justice Network. E, naturalmente, la condivisione delle liste permette di collabora a livello internazionale per adottare misure coerenti in diversi paesi, ad esempio nel caso di sanzioni.

I difetti

Le black list, però, hanno alcuni limiti. Per riciclare denaro o finanziare il terrorismo possono essere messe in campo azioni per mascherare i legami con i paesi sospetti, utilizzando triangolazioni con aziende e mercati che non vengono classificati come rischiosi. Ciò può portare a una sottostima del rischio complessivo, poiché si evidenziano solo i legami immediati e visibili.

C’è poi un tema di aggiornamento dei dati: alcune situazioni potenzialmente a rischio potrebbero finire nella black list solo dopo un certo tempo. C’è anche la situazione opposta, cioè il caso di paesi che hanno fatto progressi non ancora riconosciuti nelle liste ufficiali, poco aggiornate.

Non dimentichiamo, poi, che le liste sono uno strumento utile, ma non l’unico. C’è sempre il rischio di affidarsi troppo alla “sicurezza” delle black list, sottovalutando il fatto che criminali e terroristi sono alla costante ricerca di strategie più sofisticate per portare a buon fine i loro scopi illeciti. E per individuare le ultime trovate in tema di riciclaggio, occorre tenere gli occhi bene aperti e osservare la realtà, non solo le liste ufficiali.

Perché un paese viene ritenuto rischioso

Come fa un paese a finire in black list? Esistono diverse tipologie di fattori ma alcuni sono ricorrenti e diffusi.

Viene individuato un rischio quando due paesi sono prossimi dal punto di vista culturale, linguistico o banalmente geografico: anche il caso di flussi migratori importanti o altre similitudini possono facilitare le operazioni di occultamento di fondi illeciti.

C’è poi il trade-based money laundering, cioè il caso in cui il riciclaggio di denaro passa dal dichiarare più importazioni di quelle reali o, all’opposto, meno esportazioni di quelle effettive.

Altri fattori sono legati alla normativa e alla prassi del singolo paese: un segreto bancario radicato, ad esempio, oppure la scarsa trasparenza dei sistemi finanziari o, ancora, l’utilizzo diffuso del contante. Rientrano in questa categoria anche l’esistenza di vantaggi o agevolazioni fiscali particolarmente significative e la presenza di sistemi di regolamentazione poco efficaci, che non riescono a contrastare tutti i tentativi di riciclaggio.

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